Qohelet 1-12 (versione Nuova Diodati)

 

I PARTE: CHE VANTAGGIO?

I QUADRO: il mondo sta, l'uomo no

1 1Le parole del Predicatore, figlio di Davide, re di Gerusalemme. 2«Vanità delle vanità», dice il Predicatore. 3Vanità delle vanità; tutto è vanità», Che vantaggio ha l'uomo da tutta la sua fatica in cui si affatica sotto il sole? 4Una generazione va, una generazione viene, ma la terra rimane in eterno. 5Anche il sole sorge e poi tramonta, e si affretta verso il luogo da dove sorge di nuovo. 6Il vento soffia verso il mezzogiorno, poi gira verso settentrione; gira e rigira continuamente e ritorna a fare gli stessi giri. 7Tutti i fiumi corrono al mare, ma il mare non si riempie mai; al luogo da cui i fiumi provengono, là essi ritornano nuovamente. 8Tutte le cose richiedono fatica, piú di quel che l'uomo possa dire, l'occhio non si sazia mai di guardare, né l'orecchio è mai sazio di udire. 9Quello che è stato è quel che sarà; quello che è stato fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole. 10C'è qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è nuovo!»? Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto. 11Non rimane alcun ricordo delle cose passate, e cosí non rimarrà alcun ricordo delle cose che accadranno tra coloro che verranno in seguito.

 

II QUADRO: sindrome regale, teatro del cuore

12Io, il Predicatore, sono stato re d'Israele, in Gerusalemme, 13e ho applicato il mio cuore a cercare e a investigare con sapienza tutto ciò che si fa sotto il cielo; questa è un'occupazione penosa, che DIO ha dato ai figli degli uomini perché vi si affatichino. 14Io ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole, ed ecco tutto è vanità e un cercare di afferrare il vento. 15Ciò che è storto non si può raddrizzare e ciò che manca non si può contare. 16Io ho parlato col mio cuore, dicendo: «Ecco, io ho ottenuto grandezza e acquistato maggiore sapienza di tutti quelli che hanno regnato prima di me in Gerusalemme e il mio cuore ha visto molta sapienza e conoscenza». 17E ho applicato il mio cuore a conoscere la sapienza, come pure a conoscere la follia e la stoltezza; e ho compreso che anche questo è un cercare di afferrare il vento. 18Poiché dove c'è molta sapienza c'è molto affanno e chi aumenta la conoscenza, aumenta il dolore.

2 1Io ho detto in cuor mio: «Vieni ora, ti voglio mettere alla prova con la gioia, e tu godrai il piacere». Ma ecco anche questo è vanità. 2Del riso ho detto: «E' follia», e della gioia: «A che serve?». 3Ho cercato nel mio cuore come soddisfare il mio corpo col vino, spronando nello stesso tempo il mio cuore alla sapienza e a stare attaccato alla follia finché vedessi qual è il bene che i figli degli uomini dovrebbero fare sotto il cielo, tutti i giorni della loro vita. 4Cosí feci grandi lavori: mi costruii case, mi piantai vigne, 5mi feci giardini e parchi, piantandovi alberi fruttiferi di ogni specie; 6mi costruii vasche per l'acqua con le quali poter irrigare il bosco per far crescere gli alberi. 7Comprai servi e serve ed ebbi servi nati in casa; ebbi anche grandi averi in armenti e greggi, piú di tutti quelli che erano stati prima di me in Gerusalemme. 8Ammassai per me anche argento, oro e le ricchezze dei re e delle province; mi procurai dei cantanti e delle cantanti, le delizie dei figli degli uomini e strumenti musicali di ogni genere. 9Cosí divenni grande e prosperai piú di tutti quelli che erano stati prima di me in Gerusalemme; anche la mia sapienza rimase con me. 10Tutto quello che i miei occhi desideravano, non l'ho negato loro; non ho rifiutato al mio cuore alcun piacere, perché il mio cuore si rallegrava di ogni mio lavoro; e questa è stata la ricompensa di ogni mio lavoro. 11Poi mi volsi a considerare tutte le opere che le mie mani avevano fatto, e la fatica che avevo impiegato a compierle; ed ecco tutto era vanità e un cercare di afferrare il vento; non c'era alcun vantaggio sotto il sole. Sapienza e follia sono entrambe vanità. 12Allora mi volsi a considerare la sapienza, la follia e la stoltezza. «Che cosa farà l'uomo che succederà al re, se non ciò che è già stato fatto?». 13Poi mi resi conto che la sapienza ha un vantaggio sulla stoltezza, come la luce ha un vantaggio sulle tenebre. 14Il saggio ha gli occhi in testa, mentre lo stolto cammina nelle tenebre, ma ho pure compreso che ad entrambi è riservata la stessa sorte. 15Cosí ho detto in cuor mio: «La stessa sorte che tocca allo stolto toccherà anche a me. A che pro dunque essere stato piú saggio?». Perciò dissi in cuor mio: «Anche questo è vanità». 16Non rimane infatti alcun ricordo duraturo né del saggio né dello stolto, poiché nei giorni a venire sarà tutto dimenticato. E come muore lo stolto, allo stesso modo muore il saggio. 17Perciò ho preso in odio la vita, perché tutto ciò che si fa sotto il sole mi è divenuto disgustoso, perché tutto è vanità e un cercare di afferrare il vento. 18Cosí ho odiato ogni fatica che ho compiuto sotto il sole, perché devo lasciare tutto a colui che verrà dopo di me. 19E chi sa se sarà saggio o stolto? Ma comunque egli sarà padrone di tutto il lavoro che ho compiuto con fatica e in cui ho usato sapienza sotto il sole. Anche questo è vanità. 20Cosí sono arrivato al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica che ho compiuto sotto il sole. 21Poiché qui c'è un uomo che ha lavorato con sapienza, con intelligenza e con successo, ma deve lasciare la sua eredità a un altro, che non vi ha speso alcuna fatica! Anche questo è vanità e un male grande. 22Che cosa rimane infatti all'uomo per tutta la sua fatica e per l'affanno del suo cuore, con cui si è affaticato a sotto il sole? 23Tutti i suoi giorni non sono che dolori e il suo lavoro penoso. Il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità.

1a conclusione sulla gioia

24Per l'uomo non c'è nulla di meglio che mangiare e bere e godersela nella sua fatica; ma mi sono accorto che anche questo viene dalla mano di DIO. 25Chi può infatti mangiare o godere piú di me? 26Poiché Dio dà all'uomo che gli è gradito sapienza, conoscenza e gioia; ma al peccatore dà il compito di raccogliere e di accumulare, per lasciare poi tutto a colui che è gradito agli occhi di DIO. Anche questo è vanità e un cercare di afferrare il vento.

 

III QUADRO: Il poema dei tempi pendolari

3 1Per ogni cosa c'è la sua stagione c'è un tempo per ogni situazione sotto il cielo: 2un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato, 3un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire, 4un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per far cordoglio e un tempo per danzare, 5un tempo per gettare via pietre e un tempo per raccogliere pietre, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci, 6un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un tempo per buttare via, 7un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare, 8un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace. 9Che vantaggio ha chi lavora da tutto ciò in cui si affatica? 10Ho visto l'occupazione che DIO dà ai figli degli uomini, perché vi si affatichino. 11Egli ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo; ha persino messo l'eternità nei loro cuori, senza che alcun uomo possa scoprire l'opera che DIO ha fatto dal principio alla fine.

2a conclusione sulla gioia

12Ho cosí compreso che non c'è nulla di meglio che rallegrarsi e far del bene mentre uno vive; 13e che ogni uomo che mangia, beve a e gode benessere in tutta la sua fatica, questo è un dono di DIO. 14Ho compreso che tutto quello che Dio fa è per sempre; non vi si può aggiungere nulla e nulla vi si può togliere e DIO fa cosí, perché gli uomini lo temano. 15Ciò che è, è già stato prima, e ciò che sarà è già stato, e DIO investiga ciò che è passato.

 

IV QUADRO: Stessa sorte per tutti

16Ho pure visto sotto il sole che al posto del giudizio c'era empietà, e al posto della giustizia c'era empietà. 17Cosí ho detto in cuor mio: «DIO giudicherà il giusto e l'empio, perché c'è un tempo stabilito per ogni cosa e per ogni opera». 18Ho detto in cuor mio: «Riguardo alla condizione dei figli degli uomini, DIO li mette alla prova, perché essi stessi si rendano conto che sono come bestie». 19Infatti tutto ciò che succede ai figli degli uomini succede alle bestie; ad entrambi succede la stessa cosa. Come muore l'uno, cosí muore l'altra. Sí, hanno tutti uno stesso soffio; e l'uomo non ha alcuna superiorità sulla bestia perché tutto è vanità. 20Tutti vanno nello stesso luogo: tutti vengono dalla polvere e tutti ritornano alla polvere. 21Chi sa se lo spirito dei figli degli uomini, sale in alto, e se lo spirito della bestia scende in basso nella terra?

3a conclusione sulla gioia

22Cosí mi sono reso conto che non c'è nulla di meglio per l'uomo che rallegrarsi nel suo lavoro, perché questa è la sua parte. Chi lo porterà infatti a vedere ciò che accadrà dopo di lui?

 

V QUADRO: Che cosa è meglio?

4 1Mi sono quindi messo a considerare tutte le oppressioni che si commettono sotto il sole, ed ecco, le lacrime degli oppressi, i quali non hanno chi li consoli; dal lato dei loro oppressori c'era la forza, ma neppure essi hanno chi li consoli. 2Per cui ho ritenuto i morti, che sono già morti, piú felici dei vivi che sono ancora in vita; 3ma ancor piú felice degli uni e degli altri, colui che non è mai esistito e non ha ancora visto le azioni malvagie che si commettono sotto il sole. 4Ho pure visto che ogni fatica e ogni successo nel lavoro risultano in invidia dell'uno contro l'altro. Anche questo è vanità e un cercare di afferrare il vento. 5Lo stolto incrocia le braccia e divora la propria carne. 6Val piú una manciata con riposo che due manciate con fatica, cercando di afferrare il vento. 7Ho visto anche un'altra vanità sotto il sole: 8uno è completamente solo e non ha né figlio né fratello, eppure la sua fatica non ha fine e i suoi occhi non sono sazi di ricchezze. Ma non si chiede: «Per chi mi affatico e mi privo di ogni bene?». Anche questo è vanità e una fatica penosa. 9Due valgon meglio di uno solo, perché hanno una buona ricompensa per la loro fatica. 10Se infatti cadono, l'uno rialza l'altro; ma guai a chi è solo e cade, perché non ha nessun altro che lo rialzi! 11Cosí pure se due dormono assieme si possono riscaldare; ma uno solo come farà a riscaldarsi? 12Se uno può sopraffare chi è solo, due gli possono resistere; una corda a tre capi non si rompe tanto presto. 13E' meglio un giovane povero e saggio che un re vecchio e stolto, che non sa piú ricevere ammonimenti. 14Poiché il giovane è uscito di prigione per regnare, anche se era nato povero nel suo regno. 15Ho visto tutti i viventi che camminano sotto il sole unirsi al giovane, che va a mettersi al posto dell'altro. 16Era innumerevole tutto il popolo, tutti quelli che erano stati prima di loro. Tuttavia quelli che verranno dopo non saranno contenti di lui! Anche questo è vanità e un cercare di afferrare il vento.

 

VI QUADRO: La vera religione

5 1 Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di DIO: avvicinati per ascoltare piuttosto che per offrire il sacrificio degli stolti, i quali non sanno neppure di far male. 2 Non essere precipitoso con la tua bocca, e il tuo cuore non si affretti a proferire alcuna parola davanti a DIO, perché DIO è in cielo e tu sulla terra, perciò le tue parole siano poche. 3 Poiché con le molte occupazioni vengono i sogni, e con le molte parole la voce dello stolto. 4 Quando hai fatto un voto a DIO non indugiare ad adempierlo, perché egli non si compiace degli stolti; adempi il voto che hai fatto. 5 E' meglio non fare voti, che farli e poi non adempierli. 6 Non lasciare che la tua bocca porti il tuo corpo a peccare, e non dire davanti al messaggero di Dio: «E' stato uno sbaglio». Perché dovrebbe DIO adirarsi per le tue parole e distruggere l'opera delle tue mani? 7 Poiché nei molti sogni e nelle molte parole c'è vanità; ma tu temi DIO, 8 Se nella provincia vedi l'oppressione del povero e la perversione violenta del diritto e della giustizia, non meravigliarti della cosa; poiché sopra un'alta autorità ne veglia una piú alta, e sopra di loro, delle autorità ancora piú alte. 9 La terra ha piú vantaggi di ogni altra cosa, e il re stesso è servito dal campo.

 

VII QUADRO: Fortune che sfumano

10 Chi ama il denaro non si sazia di denaro, e chi ama le ricchezze non ne trae profitto. Anche questo è vanità. 11 Quando crescono i beni, aumentano anche quelli che li divorano; e quale vantaggio ne hanno i proprietari, se non di vederli con i loro occhi? 12 Dolce è il sonno del lavoratore, sia che mangi poco o molto; ma la sazietà del ricco non lo lascia dormire. 13 C'è un altro deplorevole male che ho visto sotto il sole: ricchezze conservate per il loro proprietario a suo danno. 14 Quelle ricchezze vanno perdute per un cattivo affare, e cosí nelle mani del figlio che ha generato non resta piú nulla. 15 Com'era uscito dal grembo di sua madre, cosí nudo tornerà per andare com'era venuto, senza prendere nulla dalla sua fatica che possa portare via con sé. 16 Anche questo è un male deplorevole: che se ne vada esattamente come era venuto; e quale vantaggio ne ha dall'aver faticato per il vento? 17 Inoltre egli mangia tutti i giorni della sua vita nelle tenebre, e ha molte afflizioni, infermità e crucci.

4a conclusione sulla gioia

18 Ecco ciò che ho compreso: è bene e opportuno per l'uomo mangiare, bere e godere del bene di tutta la fatica che compie sotto il sole, tutti i giorni di vita che DIO gli dà, perché questa è la sua parte. 19 Ogni uomo a cui DIO concede ricchezze e beni e a cui dà pure di poterne godere di prendere la propria parte e di gioire della sua fatica, questo è dono di DIO. 20 Egli infatti non ricorderà molto i giorni della sua vita, perché DIO gli risponde mediante la gioia del suo cuore.

 

VIII QUADRO: Fortune non godute

6 1C'è un altro male che ho visto sotto il sole e che è diffuso fra gli uomini: 2uno a cui DIO ha dato ricchezze, beni e gloria, e non gli manca nulla di tutto ciò che può desiderare, ma DIO non gli concede di poterne godere; ma ne gode un estraneo. Questo è vanità e un grande male. 3Se uno generasse cento figli e vivesse molti anni e molti fossero i giorni dei suoi anni ma la sua anima non si sazia di beni e non ha neppure sepoltura, io dico che un aborto è piú felice di lui; 4poiché è venuto invano e se ne va nelle tenebre, e il suo nome è coperto di tenebre. 5Anche se non ha visto né conosciuto il sole, tuttavia ha piú riposo dell'altro. 6Sí, anche se dovesse vivere due volte mille anni, senza però godere dei suoi beni. Non vanno tutti a finire nello stesso luogo? 7Tutta la fatica dell'uomo è per la sua bocca, tuttavia il suo appetito non si sazia mai. 8Quale vantaggio ha il saggio sopra lo stolto? Quale vantaggio ha il povero se sa come camminare davanti ai viventi? 9E' meglio vedere con gli occhi che vagare con il desiderio. Anche questo è vanità e un cercare di afferrare il vento. 10Ciò che è, è già stato chiamato da tempo per nome e si sa che cos'è l'uomo e che non può contendere con chi è piú forte di lui. 11Poiché ci sono molte cose che aumentano la vanità, quale vantaggio ne ha l'uomo? 12Chi conosce infatti ciò che è buono per l'uomo in questa vita, durante tutti i giorni della sua vita vana che egli trascorre come un'ombra? Chi sa dire all'uomo cosa avverrà dopo di lui sotto il sole?

 

II PARTE: IL MEGLIO NEL POCO

IX QUADRO: Il meglio possibile per un futuro introvabile

7 1Un buon nome è preferibile a un olio profumato, e il giorno della morte meglio del giorno della nascita. 2E' meglio andare in una casa dove c'è lutto, che andare in una casa dove si fa festa, perché quella è la fine di ogni uomo, e chi vive vi porrà mente. 3La tristezza è preferibile al riso, perché davanti a un volto triste, il cuore diventa migliore. 4Il cuore del saggio è in una casa di lutto, ma il cuore degli stolti è in una casa di allegria. 5E' meglio per qualcuno ascoltare la riprensione del saggio che ascoltare il canto degli stolti 6perché com'è il crepitìo dei pruni sotto una pentola, cosí è il riso dello stolto. Anche questo è vanità. 7Certo l'oppressione rende insensato il saggio, e il regalo fa perdere il senno. 8Meglio la fine di una cosa che il suo inizio, e meglio il paziente di spirito che il superbo di spirito. 9Non affrettarti nel tuo spirito ad adirarti, perché l'ira alberga nel seno degli stolti. 10Non dire: «Come mai i giorni passati erano migliori di questi?», perché non è saggio fare una tale domanda. 11La sapienza è buona assieme a un patrimonio ed è vantaggiosa per quelli che vedono il sole. 12Poiché la sapienza è un riparo come lo è il denaro; ma l'eccellenza della conoscenza sta in questo: la sapienza fa vivere quelli che la possiedono. 13Considera l'opera di DIO: chi può raddrizzare ciò che egli ha fatto storto? 14Nel giorno della prosperità sii allegro, ma nel giorno dell'avversità rifletti. DIO ha fatto tanto l'uno che l'altro, perché l'uomo non scopra nulla di ciò che accadrà dopo di lui.

X QUADRO: Sapienza introvabile, al bando gli eccessi

15Ho visto di tutto nei giorni della mia vanità. C'è il giusto che perisce nella sua giustizia e c'è l'empio che vive a lungo nella sua malvagità. 16Non essere troppo giusto né eccessivamente saggio. Perché vorresti distruggerti? 17Non essere troppo malvagio e non essere stolto. Perché vuoi morire prima del tuo tempo? 18E' bene che tu stia aggrappato a questo e che non ritragga la mano da quello, perché chi teme DIO eviterà tutte queste cose. 19La sapienza rende il saggio piú forte di dieci potenti in una città. 20Non c'è infatti alcun uomo giusto sulla terra, che faccia il bene e non pecchi. 21Inoltre non fare attenzione a tutte le parole che si dicono, per non sentirti maledire dal tuo servo 22perché anche il tuo cuore sa che tu stesso hai molte volte maledetto altri. 23Io ho esaminato tutto questo con sapienza. Ho detto: «Diventerò saggio»; ma la sapienza è ben lontana da me. 24Una cosa che è tanto lontana e tanto profonda, chi la può trovare?

XI QUADRO: L'introvabile donna

25Allora ho applicato il mio cuore per conoscere, per investigare e per ricercare la sapienza e la ragione delle cose e per conoscere la malvagità della follia e la stoltezza della pazzia; 26e ho trovato una cosa piú amara della morte: la donna il cui cuore è lacci e reti, e le cui mani sono catene. Chi è gradito a DIO le sfugge, ma il peccatore sarà preso da lei. 27Ecco ciò che ho trovato», dice il Predicatore, «esaminando le cose una ad una, per trovare la ragione. 28Ciò che io cerco ancora, ma non ho trovato: un uomo fra mille lo trovato ma una donna fra tutte queste non l'ho trovata. 29Ecco, solo questo ho trovato: DIO ha fatto l'uomo retto, ma gli uomini hanno ricercato molti artifici.

XII QUADRO: L'introvabile opera di Dio

8 1Chi è come il saggio? Chi conosce l'interpretazione delle cose? La sapienza dell'uomo fa risplendere la sua faccia e ne cambia la durezza del volto. 2Io ti consiglio: osserva il comando del re, a motivo del giuramento fatto a DIO. 3Non avere fretta ad allontanarti dalla sua presenza e non persistere in una cosa cattiva, perché egli fa tutto ciò che gli piace. 4Infatti la parola del re è potente; e chi gli può dire: «Che cosa fai?». 5Chi osserva il suo comando non proverà alcun male; il cuore dell'uomo saggio sa infatti discernere il tempo e il giudizio, 6perché per ogni cosa c'è un tempo e un giudizio, e la malvagità dell'uomo pesa grandemente su di lui. 7Poiché egli non sa ciò che avverrà; chi infatti gli dirà come andranno le cose? 8Non c'è uomo che abbia potere sullo spirito per poterlo trattenere, o che abbia potere sul giorno della morte. Non c'è congedo in battaglia, e l'iniquità non può salvare chi la commette. 9Ho visto tutto questo e ho posto mente a tutto ciò che si fa sotto il sole; c'è un tempo in cui un uomo signoreggia su un altro per suo danno. 10Poi ho visto degli empi venire sepolti, i quali erano entrati e usciti dal luogo santo; essi pure erano stati dimenticati nella città dove avevano fatto tali cose. Anche questo è vanità. 11Poiché la sentenza contro una cattiva azione non è prontamente eseguita, il cuore dei figli degli uomini è pieno di voglia di fare il male. 12Anche se il peccatore fa cento volte il male e prolunga i suoi giorni, tuttavia io so che otterranno bene quelli che temono DIO, che provano timore davanti a lui. 13Ma non c'è bene per l'empio, e non prolungherà i suoi giorni come l'ombra perché non prova timore davanti a DIO. 14C'è una vanità che avviene sulla terra: ci sono dei giusti che sono trattati come spetterebbe all'opera degli empi, e ci sono degli empi che sono trattati come spetterebbe all'opera dei giusti. Ho detto che anche questo è vanità.

5a conclusione sulla gioia

15Cosí ho lodato l'allegria, perché non c'è nulla di meglio per l'uomo sotto il sole che mangiare, bere e stare allegro, perché questo rimane con lui nella sua fatica durante i giorni di vita che DIO gli dà sotto il sole. 16Quando io ho applicato il mio cuore a conoscere la sapienza e a considerare l'affannarsi che si fa sulla terra (anche se uno non concede riposo ai propri occhi né giorno né notte), 17allora ho visto tutta l'opera di DIO, che l'uomo non può arrivare a scoprire tutto ciò che si fa sotto il sole perché, anche se l'uomo si affatica a cercare, non riesce a scoprirlo; e anche se il saggio dice di sapere, non è in grado di scoprirlo.

 

XIII QUADRO: Ignoranza del mistero di Dio e della propria ora

9 1Cosí io ho considerato tutto questo nel mio cuore per cercare di chiarirlo: che i giusti e i saggi e le loro opere sono nelle mani di DIO. L'uomo non conosce né l'amore né l'odio; tutto è davanti a loro. 2Tutto succede egualmente a tutti: la stessa sorte attende il giusto e l'empio il buono, il puro e l'impuro, chi offre sacrifici e chi non li offre. Come è il buono cosí è il peccatore, e chi giura è come chi teme di giurare. 3Questo è un male in tutto ciò che si fa sotto il sole: hanno tutti la stessa sorte, e inoltre il cuore dei figli degli uomini è pieno di malvagità e la follia risiede nel loro cuore mentre vivono; poi se ne vanno ai morti. 4Finché uno è unito a tutti gli altri viventi c'è speranza, perché un cane vivo val meglio di un leone morto. 5I viventi infatti sanno che moriranno ma i morti non sanno nulla; per loro non c'è piú alcuna ricompensa, perché la loro memoria è dimenticata. 6Anche il loro amore, il loro odio e la loro invidia sono ormai periti, ed essi non avranno mai piú alcuna parte in tutto ciò che si fa sotto il sole.

6a conclusione sulla gioia

7Va mangia il tuo pane con gioia e bevi il tuo vino con cuore lieto, perché DIO ha già gradito le tue opere. 8Le tue vesti siano bianche in ogni tempo, e l'olio non manchi mai sul tuo capo. 9Godi la vita con la moglie che ami per tutti i giorni della tua vita di vanità, che egli ti ha concesso sotto il sole per tutti i giorni della tua vanità, perché questa è la tua parte nella vita e nella fatica che compi sotto il sole. 10Tutto ciò che la tua mano trova da fare, fallo con tutta la tua forza, perché nello Sceol dove vai, non c'è piú ne lavoro né pensiero né conoscenza né sapienza. 11Ho pure visto sotto il sole che la corsa non è vinta da chi è veloce, né la battaglia dai forti; né il pane va ai saggi, né le ricchezze agli uomini intelligenti, né il favore a quelli abili, ma a tutti le cose avvengono secondo il tempo e il caso. 12Poiché l'uomo non conosce la sua ora: come i pesci che sono presi in una rete crudele, e come gli uccelli che sono colti in un laccio, cosí i figli degli uomini sono presi nel laccio al tempo dell'avversità, quando piomba su di loro improvvisamente.

 

XIV QUADRO: Sapienza e idiozia a confronto

13Ho visto anche questo esempio di sapienza sotto il sole, e mi è parsa grande. 14C'era una piccola città con pochi uomini dentro; un gran re le venne contro, la cinse d'assedio e vi costruí contro grandi bastioni. 15Si trovava però in essa un uomo povero e saggio che con la sua sapienza salvò la città. Tuttavia nessuno si ricordò di quell'uomo povero. 16Allora io dissi: «La sapienza val piú della forza; ma la sapienza del povero è disprezzata e le sue parole non sono ascoltate». 17Le parole dei saggi pronunciate con calma si ascoltano meglio delle grida di chi domina fra gli stolti. 18La sapienza val piú delle armi da guerra; ma un solo peccatore distrugge un gran bene.

10 1Le mosche morte fanno puzzare l'olio del profumiere: cosí un po' di follia guasta il pregio della sapienza e della gloria. 2Il cuore del saggio è alla sua destra, ma il cuore dello stolto è alla sua sinistra. 3Anche quando lo stolto cammina per la strada, il senno gli manca e mostra a tutti che è uno stolto. 4Se l'ira di un sovrano si accende contro di te, non lasciare il tuo posto, perché la calma placa offese anche gravi. 5C'è un male che ho visto sotto il sole, un errore che viene da chi governa: 6la follia è posta in cariche elevate, mentre i ricchi seggono in luoghi bassi. 7Ho visto servi a cavallo e principi camminare a piedi come servi. 8Chi scava una fossa vi può cadere dentro, e chi demolisce un muro può essere morso da una serpe. 9Chi sposta delle pietre può esserne ferito, e chi spacca la legna si mette in pericolo. 10Se la scure è smussata e non se ne affila il taglio, bisogna usare maggior forza, ma la sapienza ha il vantaggio di riuscire sempre. 11Se il serpente morde perché non è stato incantato, l'incantatore diventa inutile. 12Le parole della bocca del saggio sono piene di grazia, ma le labbra dello stolto lo distruggono. 13L'inizio del suo parlare è stoltezza, e la fine del suo dire è pazzia dannosa. 14Anche se lo stolto moltiplica le parole, l'uomo non sa che cosa avverrà, chi gli può dire ciò che avverrà dopo di lui? 15La fatica dello stolto lo stanca, perché non sa neppure come andare in città. 16Guai a te, o paese, il cui re è un fanciullo, e i cui principi pranzano fin dal mattino! 17Beato te, o paese, il cui re è di stirpe nobile, e i cui principi pranzano al tempo giusto, per ristorare le forze e non per ubriacarsi! 18Per la pigrizia le travi della casa crollano, e per l'inattività delle mani piove in casa. 19Un banchetto è fatto per divertirsi, e il vino rallegra la vita, ma il denaro viene incontro ad ogni bisogno. 20Non maledire il re neppure col pensiero, e non maledire il ricco nella tua camera da letto, perché un uccello del cielo potrebbe portare lontano la tua voce, e un uccello in volo potrebbe riferire la cosa.

11 1Getta il tuo pane sulle acque, perchè dopo molto tempo lo ritroverai. 2Fanne parte a sette e anche a otto, perché tu non sai quale sventura ti può accadere sulla terra. 3Se le nubi sono piene di pioggia, la riversano sulla terra; e se un albero cade a sud o a nord, nel posto dove esso cade, là rimane. 4Chi bada al vento non seminerà, e chi sta a guardare alle nuvole non mieterà. 5Come tu non conosci la via del vento, né come si formino le ossa nel grembo della donna incinta, cosí non conosci l'opera di DIO che fa tutto. 6Semina il tuo seme, al mattino e la sera non dar riposo alla tua mano, perché tu non sai quale dei due riuscirà meglio: se questo o quello, o se saranno buoni tutt'è due.

 

XV QUADRO: Poema finale

7a conclusione sulla gioia

7La luce è dolce, ed è cosa piacevole per gli occhi vedere il sole. 8Anche se un uomo vive per molti anni se li goda tutti, ma pensi ai giorni delle tenebre, che saranno molti; tutto ciò che avverrà è vanità. 9Rallegrati pure, o giovane, nella tua giovinezza e gioisca il tuo cuore nei giorni della tua giovinezza; segui pure le vie del tuo cuore e la visione dei tuoi occhi, ma sappi che per tutte queste cose DIO ti chiamerà in giudizio. 10Elimina dal tuo cuore la tristezza e allontana dal tuo corpo il dolore, perché la giovinezza e l'adolescenza sono vanità.

12 1Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni cattivi e giungano gli anni dei quali dirai: «Non ho in essi alcun piacere», 2prima che si oscurino il sole, la luce, la luna e le stelle, e ritornino le nubi dopo la pioggia: 3nell'età in cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le macinatrici smettono di lavorare perché rimaste in poche, quelli che guardano dalle finestre si oscurano 4e le porte sulla strada si chiudono; quando diminuisce il rumore della macina, uno si alza al canto di un uccello, e tutte le figlie del canto si affievoliscono; 5quando uno ha paura delle altezze e di spaventi per la strada, quando il mandorlo fiorisce, la locusta è un peso, e il desiderio viene meno, perché l'uomo va alla sua dimora eterna e i piagnoni vanno in giro per le strade. 6Ricordati del tuo Creatore prima che il cordone d'argento si rompa, il vaso d'oro si spezzi, la brocca si rompa alla fonte e la ruota vada in frantumi al pozzo 7e la polvere ritorni alla terra com'era prima e lo spirito torni a DIO che lo ha dato. 8«Vanità delle vanità», dice il Predicatore, «tutto è vanità».

 

XVI QUADRO: Doppio editoriale

9Il Predicatore, oltre ad essere un saggio, ha anche insegnato al popolo la conoscenza e ha ponderato, ricercato e messo in ordine un gran numero di proverbi. 10Il Predicatore si è studiato di trovare parole piacevoli; e le cose scritte sono giuste e vere. 11Le parole dei saggi sono come pungoli e le raccolte dei dotti sono come chiodi ben piantati; esse sono date da un solo Pastore. 12Figlio mio, sta' in guardia di tutto ciò che va al di là di questo. Si scrivono tanti libri, ma non si finisce mai, e il molto studiare affatica il corpo. 13Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: «Temi DIO e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell'uomo». 14Poiché DIO farà venire in giudizio ogni opera, anche tutto ciò che è nascosto, sia bene o male.

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