La biblioteca

Il monastero è dominato da una possente costruzione a pianta quadrata con quattro torrioni esagonali: l'Edificio. Qui, sopra la cucina e il refettorio, sono lo scriptorium e la biblioteca. Oltre al normale accesso, l'insolita costruzione possiede anche due passaggi segreti: uno conduce, attra­verso l'ossario e sotto il cimitero, dalla cripta alla cucina; l'altro porta direttamente al centro del labirinto, al Finis Africae, dove è celato il libro misterioso. È il passaggio in cui trova la morte l'abate.

La biblioteca sopra la cucina non ha alcuna analogia con la pianta ideale di San Gallo, dove il sacro e il profano sono rigorosamente separati.

Lo scriptorium viene descritto come una grande sala irraggiata dal principio spirituale rappresentato dalla luce (pp. 79-80). Eco ha desunto quasi alla lettera (p. 80) da Tommaso d'Aquino la definizione degli attributi della bellezza: «Tre cose concorrono a formare la bellezza. Anzitutto l'integrità o perfezione; e infatti le cose incomplete sono reputate brutte. Poi la debita proporzione o corrispondenza [delle parti]. E infine la chiarità, per cui le cose hanno un colore nitido sono reputate belle».

Labirinto della Cattedrale di Reims

Francia 1286 (distrutto nel 1779)

Ai quattro lati del labirinto ci sono quattro personaggi che rappresentano i quattro architetti della cattedrale. L'iscrizione riporta il loro nome.

Diversamente dallo scriptorium, la biblioteca è un labirinto costruito su un progetto segreto. La sua pianta (pp. 316 sg) è analoga all'antico (e scomparso) labirinto sul pavimento della cattedrale di Reims (vedi a lato), mentre la disposizione a incastro delle stanze in cui sono custoditi i libri richiama quella degli interni di Castel del Monte (vedi sotto).

Se l’abbazia benedettina nel suo insieme rimanda all'or­dine di Dio e dell'universo, la disposizione labirintica (vedi pianta qui sotto) della biblioteca simboleggia il labirinto del mondo, cioè la minaccia all'ordine divino. Per questa ragione è proibito entrarvi, poiché la biblioteca, specchio del mondo, conser­va non solo i libri cristiani ma anche quelli pagani, libri di miscredenti che il bibliotecario tiene gelosamente nascosti. Il monaco che voglia leggere o copiare un libro deve interpellare il bibliotecario, al quale spetta ogni decisione riguardante la compatibilità dell'opera con la concezione cristiana.

Isidoro di Siviglia, che nel Medioevo esercitò una grande inflenza sulla cultura occidentale, non faceva distinzione tra libri cristiani (buoni) e libri pagani (cattivi), come testimonia l'iscrizione nella sala della biblioteca del suo palazzo vescovile: «Qui vi sono molti libri cristiani e pagani, se te ne piace qualcuno prendilo e leggilo. Vedrai prati pieni di spine e di rose. Se non vuoi cogliere le spine, cogli le rose».

Oltre all'uso simbolico della rosa, interessante è che Eco utilizzi la citazione «tolle et lege», che rimanda a sant'Ago­stino, il qual affermava di aver udito queste parole, pronunciate da una voce infantile e angelica durante la sua seconda conversione (Agostino, Confessioni VIII, 12).

«In principio era il Verbo». Così iniziano il Vangelo di Giovanni e il Prologo di Eco. La parola di Dio ha dato origine al mondo, ma la parola può anche distruggere. Il romanzo tratta di questa pericolosa conoscenza e della ricerca di un certo libro: il famoso secondo libro della Poetica, ritenuto perso, nel quale Aristotele parla della commedia e del riso, che viene custodito in una stanza senza porte e finestre. Poiché il bibliotecario teme la forza distruttrice del riso, a nessuno è dato raggiungere questo tesoro. La disposizione labirintica della biblioteca, con i suoi specchi deformanti, le esalazioni che producono visioni e le iscrizioni ­tratte dall'Apocalisse di Giovanni, è finalizzata a mascherare e a occultare agli occhi di tutti la conoscenza proibita.

Castel del Monte, fatto costruire da Federico II nel XIII sec.

Quando infine Guglielmo riesce a scoprire il libro, Jorge lo ingoia; e nella colluttazione fra i due si propaga l’incendio che incenerisce la biblioteca e il monastero. Le visioni apocalittiche si adempiono. La più grande biblioteca della cristianità è ridotta in cenere. Rimangono solo sparsi frammenti di manoscritti, e un fram­mento del timpano del portale della chiesa con una visione tratta dall'Apocalisse di Giovanni. I resti dei libri verranno successiva­mente raccolti dal vecchio Adso, che tenta di interpretarli e di integrarli.

Nel racconto La biblioteca di Babele (1970) il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges ha fornito un modello abbastanza preciso alla biblioteca labirintica di Eco. Borges ha creato anche il prototipo della biblioteca totale, la quale può consistere di un solo libro che li contenga tutti. Il nome della rosa è tanto imbevuto dello spirito di Borges, che il romanzo potrebbe essere letto anche come un omaggio allo scrittore argentino.

 

PIANTA DEL LABIRINTO DELLA BIBLIOTECA

 Le lettere delle stanze formano le parole che Guglielmo e Adso riescono a decifrare.

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